Alban Berg – Kammerkonzert

Il Kammerkonzert per pianoforte, violino e tredici strumenti a fiato segna nella produzione di Berg una netta cesura, dando inizio a quella che si può chiamare “seconda maturità”, e sarà la prima composizione che non recherà il numero d’opus.

Dopo il compimento del Wozzek nell’ottobre 1921, la sua attività creativa si era fermata, dedicandosi alla strumentazione e alla revisione della partitura per la pubblicazione dello spartito dell’opera. Solo nell’estate del 1923 prenderà consistenza il lavoro che diverrà il Kammerkonzert e che sarà ultimato il 9 febbraio 1925. Revisione e strumentazione lo impegneranno fino al 23 luglio 1925. Le prime esecuzioni avranno luogo a distanza ravvicinata nel 1927: sotto la direzione di Scherchen a Berlino (20 marzo) e a Zurigo (25 marzo), Webern a Vienna (31 marzo), Horenstein a Francoforte (3 luglio).

La genesi del Kammerkonzert si sviluppa in un clima profondamente diverso da quello del Wozzek: il gusto per una scrittura “concertante”, l’adozione di un organico cameristico di fiati (peraltro caro a molti compositori di quel periodo), la presenza di indicazioni come “Tema scherzoso con variazioni”, sono elementi impensabili nel primo Berg, a cui si aggiunge la ricerca di schemi simmetrico-estensivi del pensiero musicale del passato, come il ricorso a alla costruzione speculare della forma retrograda applicato nell’Adagio.

La partitura è estremamente complessa e di eccezionale difficoltà sia per gli esecutori che per l’ascoltatore. È esplicitamente prevista la possibilità di un’esecuzione separata del primo o del secondo tempo: per l’uno e per l’altro sono stampate in appendice alcune battute conclusive. Dell’Adagio esiste inoltre una trascrizione per violino, clarinetto e pianoforte che lo stesso Berg preparò nel 1935.

Come ha scritto Pierre Boulez, […] questo lavoro è forse quello più rigoroso mai scritto da Berg. […] Nella sua concezione formale propriamente detta, si vede Berg ravvicinarsi progressivamente alla tecnica seriale nel senso che, nel primo movimento, utilizza ampiamente quattro forme contrappuntistiche di un tema come base di sviluppo per le prime quattro variazioni, mentre la quinta ritorna al tema originale (queste forme sono l’originale, l’inversione, la retrogradazione e l’inversione della retrogradazione). Nello stesso modo, la frase melodica del violino nel secondo movimento è composta dalle quattro forme di una serie; per di più questo movimento è interamente retrogrado da metà. Il terzo movimento, infine, è la combinazione, con modifiche ritmiche e di registri, della musica dei due primi; questa combinazione avviene in tre modi diversi.

Berg volle dedicare il Kammekonzert a Schoenberg per il suo 50° compleanno, il 13 settembre 1924, ma riuscì a terminare la composizione soltanto il 9 febbraio 1925, giorno del proprio 40° compleanno. Egli scrisse una lettera aperta a Schoenberg in cui descriveva e analizzava minuziosamente la costruzione della partitura, allegando anche uno schema dell’opera, successivamente pubblicata nel corso dell’anno in “Pult und Taktsock”. Eccola qua:  Berg – Lettera aperta a Schoenberg del 9.2.1925

Su you tube ho trovato l’esecuzione dell’opera in sincronia con lo schema realizzato da Berg: https://www.youtube.com/watch?v=rJ5cGRFOW14

Per finire tre ottimi libri su Alban Berg e il Kammerkonzert, purtroppo fuori catalogo:

Theodor W. Adorno, Alban Berg. Il maestro del minimo passaggio, Feltrinelli

Pierre Boulez, Note di apprendistato, Einaudi

Paolo Petazzi, Alban Berg. La vita l’opera i testi musicati, Feltrinelli

 

 

 

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