Antonio Salieri – La scuola de’ gelosi

Ieri sera, gironzolando su You Tube, mi sono imbattuto nella mia opera La scuola de’ gelosi. Si tratta di un dramma giocoso in due atti che composi su libretto di Caterino Mazzolà.

Fu rappresentata per la prima volta il 28 dicembre 1778 al Teatro San Moisè di Venezia. Il libretto venne poi revisionato da Lorenzo Da Ponte e io ne feci una seconda versione che andò in scena il 22 aprile 1783 al Burghtheater di Vienna.

Fu un successo!!! Il lavoro mi diede molte soddisfazioni, risultando una delle opere comiche più piacevoli di quegli anni.

Ma non son qua per farmi pubblicità o per tiramela.

Il fatto di vedere su You Tube una mia opera mi ha sicuramente fatto piacere (in verità, non per dire, ma ho visto che ce ne sono parecchie). Però mi sono girati anche i cosiddetti (i cabasisi di Montalbano, per intenderci) per il fatto che Ernestina aveva un vestito a quadri con le gonne corte, per non parlare di Blasio e Lumaca, uno dei quali aveva i pantaloni corti!!! Ma si può? Io l’ho scritta nel 1778. Ma lo sapete come eravamo vestiti all’epoca?

Mi direte, ecco qua il solito parruccone. A parte che, non per dire, io posso anche fare il parruccone, in fondo sono nato nel 1750, ma non è questo il punto.

Perché il direttore d’orchestra non cambia (più o meno) una nota e il regista, invece, può stravolgere l’ambientazione di un’opera? Che senso hanno, dico, le edizioni critiche delle partiture per riportarle al testo originale, come per esempio quelle di Alberto Zedda per Rossini, per poi mettere in scena Figaro in una bisca clandestina di Chicago vestito da gangster?

E vero che abbiamo esempi del passato, come quando nel Rinascimento venivano dipinti gli eroi greci con le armature del tempo. Ma a me sembra, scusate il termine, una gran cazzata.

Secondo me ha perfettamente ragione Andrea Tagliapietra, professore di storia delle idee e filosofia a Milano, convinto che l’errore sia “presentificare” tutto: “Con la caduta del Muro, la fine dei due blocchi e delle ideologie, si è registrata un’enorme perdita di attenzione per la storia. Solo l’attualità ha senso, non si accetta l’idea che si possa vivere diversamente dal presente. L’errore è credere che una tragedia di Sofocle in versione tip tap o un Amleto musical siano una facilitazione, un modo per parlare a un pubblico vasto. Certo, è più difficile comprendere l’opera che ti pone di fronte alla profondità del tempo obbligandoti a un’immedesimazione, a un esercizio di fantasia, a uno sforzo psicologico, piuttosto che ambientare Rigoletto a Las Vegas. Si tende ad assolutizzare il presente e a ricostruire un passato rassicurante“.   https://www.panorama.it/musica/opere-liriche-postmoderne/

Scusate lo sfogo, ma quanno c’è vo’ c’è vo’!!!

1 commento su “Antonio Salieri – La scuola de’ gelosi”

  1. Maria Irene Ferrante

    Condivido,condivido,condivido…..
    Se gli spettatori si ribellassero a queste farse di pseudo artisti,si rivelerebbe oltretutto
    tutta la loro pochezza.
    Forse ci vorrebbe ancora l’innocenza di un bambino per gridare semplicemente “Il re è nudo ! “

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