Forma-sonata un modello di analisi?

Il problema di trovare l’origine e la storia della [forma-sonata] sarebbe ben avviato verso una soluzione se si potesse trovare una definizione della forma stessa adattabile alla prassi settecentesca. Le difficoltà che si incontrano accettando la definizione tradizionale sorgono dalle condizioni in cui essa venne formulata. I maggiori responsabili di questa definizione furono Antonin Reicha nel secondo volume (1826) del suo Traité de haute composition musicale, Adolph Bernhard Marx in Die Lehre von der musikalischen Komposition, vol. III (1845); e infine Carl Czerny, che ebbe l’influenza maggiore, in School of Practical Composition, del 1848. Come si può notare dai titoli di queste opere, lo scopo delle definizioni non era la comprensione della musica del passato, bensì la creazione di un modello che servisse alla composizione di opere nuove. La definizione non si adatta quindi alla musica del Settecento semplicemente perché non era questo il suo scopo.

Tutti e tre questi autori di trattati di composizione hanno qualcosa di importante in comune: il contatto con Beethoven. […] Ecco perché la forma-sonata, almeno così come la si considera di solito, coincide più o meno con le prassi compositive beethoveniane, le più utili al compositore dell’Ottocento, le più facilmente imitabili, con il minimo rischio.

Lo stesso termine “forma-sonata” si deve a Marx. […] La descrizione data da Marx era di carattere normativo; intesa soprattutto come aiuto alla composizione, era fondamentalmente una generalizzazione delle prassi compositive beethoveniane anteriori al 1812. Come base di questa generalizzazione si isolarono quegli aspetti di Beethoven (e di Mozart; non di Haydn) che potessero essere di maggiore interesse per il compositore dell’Ottocento; […]

 

Charles Rosen, Le forme-sonata Feltrinelli (pagg.14 e 15)

 

… ecco spiegate le “anomalie” di Haydn!!!

 

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