György Kurtàg – Stele, op.33

Nato in Romania nel 1926, György Kurtág si trasferì presto a Budapest dove frequentò l’Accademia di musica Ferenc Liszt, venendo in contatto con Ligeti, con cui strinse una forte amicizia. In seguito alla rivoluzione ungherese del 1956 si rifugiò in Francia dove ebbe modo di studiare con Messiaen e Milhaud. Successivamente ritornò in patria e divenne insegnante proprio nell’istituto ungherese ove studiò.

Kurtág nel 1993 fu invitato a Berlino come composer in residence dei Berliner Philharmoniker: in quel periodo il compositore scrisse Stele, per grande orchestra.

L’opera è divisa in tre movimenti: 1. Larghissimo – Adagio, 2. Lamentoso – Disperato, con moto. Nicht zu schnell aber wild, gehetzt, ungeduldig, 3. Molto sostenuto.

Il terzo movimento trae origine dal pezzo per pianoforte solo Andras Mihaly Emlekere della raccolta di pezzi per pianoforte Jatekok.

Nel mezzo della violenza disperata della musica, c’è un’improvvisa immagine di strana immobilità, un suono composto da sei flauti, una tuba e un pianoforte. Kurtág ha detto che voleva che l’effetto fosse “la scena di Guerra e Pace di Tolstoy, dove il principe Andrej è ferito ad Austerlitz per la prima volta: improvvisamente non sente più la battaglia ma scopre il cielo blu sopra di lui.

Il compositore ha dedicato la partitura a Claudio Abbado e ai Berliner Philarmoniker. Qui il link a un interessante scambio di pensieri tra Kurtàg e Abbado http://www.teatrodue.org/abbado-e-kurtag-al-via-musica-da-camera-2014/

 

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