Maurice Ravel – Concerto per pianoforte e orchestra in Sol maggiore

I due concerti per pianoforte e orchestra di Ravel sono opere della maturità, un periodo nel quale l’artista componeva poco e con fatica.

Del concerto in re maggiore, per la sola mano sinistra, abbiamo parlato in un post precedente clic

Le mie preferenze personali vanno però sicuramente a quello in sol maggiore e in particolare al secondo movimento.

Nel tempo mi sono sempre limitato a suonicchiare la parte pianistica senza mai addentrarmi in un’analisi. Qualche settimana fa, però, in rete mi sono imbattuto nell’articolo, in inglese, Repetition as Musical Motion Ravel’s Piano Writing di Daphne Leong e David Korevaar, in cui si evidenzia come la costruzione dell’Adagio assai si basi sulla stratificazione contrappuntistica che mostra influenze di Strawinski.

Dall’articolo, che descrive anche altre procedure seguite da Ravel nella produzione pianistica, ho preso spunto per analizzare a fondo il secondo movimento del concerto, svolgendo anche una dettagliata scansione armonica, battuta per battuta.

Ho trovato lo svolgimento del lavoro piacevole e molto interessante, anche se l’analisi di un brano porta a restituire le procedure seguite dall’autore ma non a comprendere perché un brano “suoni bene” o perché, come in questo caso, l’entrata del flauto al termine del lungo assolo pianistico, un semplice V9, sia semplicemente sublime.

Ma ripensandoci, forse è meglio così!

Ravel – Analisi 2° movimento concerto pf in sol maggiore

Leong Korevaar – Repetition as motion in Ravel

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