Musica contemporanea: cenerentola o strega?

Fin dall’inizio dei mie studi musicali per comodità ho sistemato i CD in ordine alfabetico per autore. Ma i dischi di Luciano Berio non sono inseriti dopo quelli di Berg, né quelli di Franco Donatoni (a cui per inciso sono particolarmente legato, avendo avuto la fortuna di studiare con lui per qualche anno) dopo quelli di Debussy. No! I CD di Berio e Donatoni sono in uno scomparto a parte assieme a quelli di Boulez, Castiglioni, Henze, Ligeti, Maderna, Xenakis e molti altri.

Questa banale osservazione fotografa una situazione che restituisce un dato di fatto: la netta separazione della musica che possiamo chiamare “di repertorio” o “classica” da quella comunemente definita “contemporanea”; separazione che oramai dura da un secolo!!!

Nel saggio La Nuova Musica, in L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, Garzanti, Alessandro Baricco vede lo spartiacque nella pubblicazione avvenuta nel 1908 dei Klaverstücke op.11 di Arnold Schoenberg.

Perché il Quadrivium di Bruno Maderna non è in repertorio come per esempio i Nocturnes di Claude Debussy? Perché l’esecuzione del primo, se capita, è fatta in un “luogo protetto” come la Biennale Musica, MiTo o altre “riserve indiane”? Quali sono le cause? Insomma, di chi è la “colpa”?

Dei compositori? In parte sì. È un dato innegabile che le avanguardie degli anni ’50 e ’60 si rivolgevano consapevolmente e con uno snobistico intellettualismo alle elite culturali sfornando partiture più belle da vedere che da ascoltare. Oggi le cose sono decisamente cambiate: il dogmatismo di queli anni è stato superato lasciando libero ogni compositore di seguire il proprio istinto con espressioni molto diverse.

Del pubblico? Non lo so! Possiamo incolpare un appassionato di musica perché preferisce avere quattro edizioni della quinta di Beethoven e nessun disco di Maderna? Tra l’altro oggi come oggi, con you tube mp3 e quant’altro, non è certo un problema di occasioni d’ascolto. Quindi, forse, semplicemente, non gli piace.

Di chi organizza eventi e concerti? Forse sì. Il 7 dicembre 2004, al termine dei lavori di restauro, fu inaugurato il teatro alla Scala di Milano con la rappresentazione di Europa riconosciuta di Antonio Salieri, la stessa con cui il Nuovo Regio Ducal Teatro di Milano, voluto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, era stato inaugurato nel 1778. Questo la dice lunga! Perché non commissionare un nuovo lavoro a un compositore come fu fatto nel 1778? Perché non avrebbe riscontrato lo stesso successo? Perché nessuno potendolo fare prese in considerazione tale ipotesi?

È comunque innegabile che la musica contemporanea non incontra il favore del pubblico. Chi organizza una stagione concertistica sa per certo che se inserisce in programma una sonata di Beethoven riempirà la sala più che con Boulez.

Confesso che anch’io quando mi sono tovato a partecipare all’organizzazione di eventi di musica contemporanea con in sala 20 persone utilizzando fondi provenienti da amministrazioni pubbliche, per esempio il Comune,  mi sono sempre chiesto se il denaro fosse ben speso.

Delle istituzioni musicali? Certamente sì. Nei conservatori colpevolmente si è fatta e si fa poca musica contemporanea. Gli stessi insegnanti di strumento spesso scoraggiano i propri allievi a intraprenderne lo studio e talvolta le classi di composizione trovano difficoltà a organizzare saggi ed esecuzioni.

Dei discografici? Premesso che ormai dischi non se ne vendono più, ma davvero, come mi è capitato di sentire, sarebbe colpa della musica di consumo? Non credo proprio. Sono convinto che nessun discografico si tirerebbe indietro se Solbiati (un compositore che mi piace e mi è simpatico) vendesse quanto Eros Ramazzotti. Basta vedere cos’hanno fatto con Giovanni Allevi!!! Il punto e che non possiamo pensare che la musica di consumo “imbarbarisca la gente” che altrimenti ascolterebbe Stockhausen. Le due cose non sono in concorrenza. Chi ascolta Fedez probabilmente non apprezza Bach, scambiandolo per dei fiori, e tantomeno ascolterà Ligeti.

E allora?

E allora non lo so.

Lo stato di cose sembra permanente.

Le riflessioni sull’argomento non mancano.

Ho trovato  interessanti le riflessioni del compositore Davide Anzaghi reperibili nel suo sito  http://www.davideanzaghi.it/  che comunque riporto:

D. Anzaghi – Passato e presente nella musica colta

Davide Anzaghi – Codici Musicali

 

 

 

 

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