W.A. Mozart – Quartetto per archi in Sol maggiore K.387

Nel 1781, dopo ben un decennio dalla composizione dei quartetti op.20, Haydn scrisse i sei quartetti op.33, secondo lo stesso autore composti “in uno stile particolare e completamente nuovo”. Le novità consistettero principalmente in un alleggerimento del tessuto musicale, con i quattro strumenti che acquistano praticamente pari importanza e che danno vita a un continuo dialogo. Conosciuti come Quartetti Russi per la dedica al Granduca Petrovic, furono poi pubblicati nel 1782 da Artaria.

La composizione del quartetto d’archi non rientrava fra gli incarichi di Haydn ad Esterhàza; la sua composizione risponde perciò a imperativi puramente artistici che ne spiegano l’elevato rendimento, dando vita a un genere che diventa sinonimo di qualità artistica a cui praticamente nessun compositore delle successive generazioni si è sottratto.

Anche Mozart dopo il quartetto K.173 del 1773, che evidenzia l’influsso di Haydn, non scrisse più quartetti d’archi per nove anni, fino alla fine del 1782, con la composizione del quartetto in Sol maggiore K.387, verosimilmente stimolato dai quartetti op.33. Ora Mozart poteva osare una “gara” da pari a pari con il compositore e amico più anziano. Il quartetto in Sol maggiore è il primo di una raccolta di sei quartetti (K.421 in Re minore, K.428 in Mi bemolle maggiore, K.458 in Si bemolle maggiore La caccia, K.464 in La maggiore e K.465 in Do maggiore Dissonanze) scritti nell’arco di tre anni e pubblicati nel 1785 per i tipi di Artaria con la dedica a Haydn, “all’uomo celebre” e al “suo migliore amico”.

In quella stessa dedica si accenna a una conoscenza che Haydn avrebbe avuto di questi quartetti prima della loro stampa durante uno dei suoi soggiorni viennesi: a questo si riferiscono sicuramente le testimonianze di una pratica quartettistica che vedeva riuniti nell’esecuzione Haydn, Dittersdorf, Mozart e Vanhál. Nella stessa dedica Mozart parla del “frutto di una lunga e laboriosa fatica”, testimoniata dalle pagine autografe piene di cancellature e rifacimenti come nessun altro originale mozartiano.

Il finale del quartetto in Sol presenta la particolare fusione tra lo stile contrappuntistico della fuga e lo stile sonatistico della forma-sonata. Due fughe, la prima nel tono d’impianto, la seconda in quello alla dominante, rappresentano rispettivamente primo e secondo tema; Mozart riesce a contrapporre allo stile fugato episodi tipici dello stile sonatistico passando dall’uno all’altro con grande maestria. I quartetti seguenti non presenteranno mai più finali fugati e quello in esame può essere considerato una prova generale per il più famoso finale della sinfonia “Jupiter” del 1788.

Nell’ormai lontano 1990 mi dedicai all’analisi di questo quartetto W.A. Mozart – Analisi quartetto archi in Sol maggiore K.387

Nel libro Mozart, a cura di Sergio Durante, edizione Il Mulino, sono presenti due saggi sui quartetti dedicati a Haydn:

La genesi del quartetto “La caccia”, di Alan Tyson, che cerca di determinarne il periodo di composizione dall’analisi della carta usata nel manoscritto;

Sei caratteri musicali dei quartetti dedicati a Haydn di Wilhelm Seidel, che punta a trovare elementi di ciclicità tra le sei composizioni.

 

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